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Il Calabetao e la sede
Il quartiere del Calabetao



Il Calabetao è un quartiere periferico di Salvador de Bahia, ad alta concentrazione abitativa, distinto in Calabetao de baixo (inferiore) e de cima (superiore). Al primo viene più comunemente data l'accezione di favela o invasao (piccolo villaggio frutto dell'occupazione diretta del suolo da parte di familglie provenienti principalmente dalle zone interne del Paese in cerca di migliori opportunità di lavoro e accesso ai servizi), costituita da modeste costruzioni in mattoni o più fragili baracche in legno, molto piccole rispetto ai nuclei familiari spesso numerosi.
La parte superiore e più antica del quartiere è conosciuta dai sociologi come un quilombo, che identifica quelle comunità create dagli schiavi che riuscivano a fuggire al dominio dei padroni e si rifugiavano nelle foreste lontane dal centro. Oggi, nonostante appaia un po' più strutturata, anche quest'area del Calabetao vive la condizione di marginalità sociale, l'inadeguatezza dei sistemi abitativi, del sistema idraulico e fognario, di quello socio-assistenziale e della pubblica sicurezza.
I lavoratori formali sono una minoranza e operano a livelli bassi. La maggioranza della popolazione adulta è occupata in attività informali, nella manovalanza saltuaria o come ambulanti, raccolta e selezione dei rifiuti, servizi domestici, ottenendo un reddito che non è sufficiente a mantenere il nucleo familiare composto mediamente da 5-7 membri. Anche quando si riesce a soddisfare le primarie necessità, la condizione economica, oltre ad avere spesso pesanti ripercussioni psicologiche, specie sui capofamiglia (molti genitori di fronte alla sensazione di impotenza cadono nell'abuso di alcool o in un circolo vizioso di inattività), crea una povertà - più ampia - della persona che non può permettersi adeguate cure personali, sanitarie, trascura l'istruzione, la formazione culturale, alterando negativamente il normale percorso socializzante soprattutto dei più piccoli ed accentuando il possibile rischio di fenomeni di micro-criminalità, violenza, abbandono o trascuratezza dei minori, disgregazione familiare, carenze scolastiche, lavoro minorile. Si registra, inoltre, un alto numero di famiglie guidate e mantenute solo dalla figura materna a causa dell'abbandono familiare da parte dei padri. Ciò, oltre all’impatto emotivo sui bambini, privati di un educatore primario, ha un effetto determinante sul reddito, poiché la madre, sempre che svolga un'attività retribuita, non riesce a guadagnare abbastanza. Spesso, nel caso di bambini ancora piccoli, sono i fratellini più grandi a prendersi cura di loro, in modo che le madri possano cercare di guadagnare qualcosa al fine di poter provvedere sostentamento. Bambini ed adolescenti, sottoposti a queste dinamiche negative, sono i principali soggetti a rischio: oltre a vivere quotidianamente i risultati del "circolo vizioso della povertà", si trovano senza punti di riferimento propositivi, attenzioni psico-pedagogiche, strutture educative costanti nel tempo, adeguate a sviluppare e dare voce ai bisogni ed alle capacità personali. Nel quartiere si registra un gran numero di giovani senza prospettive di lavoro o corsi alternativi, facilitando la tendenza all'ozio, ad una forma di bullismo, ad una forma di disinteresse verso attività che richiedano un certo impegno, creando una vulnerabilità che spinge al coinvolgimento con le droghe, con i furti e alla banalizzazione della violenza e della sessualità (è ancora alto il numero di ragazze madri).
La marginalizzazione, la mancanza di una struttura familiare stabile, la violenza domestica, la discriminazione dovuta allo stigma di abitare in una favela (che è associata alla miseria, alla violenza, alla criminalità) ed una carente formazione scolastica, danno origine ad un'esclusione sociale grave, alla mancanza di autostima e ad un disequilibrio interiore spesso esacerbati tramite azioni che in se esprimono un desiderio di riconoscimento e valorizzazione come individui. Ne consegue la necessità di organizzare spazi e strategie di socializzazione integrale dal punto di vista fisico, cognitivo e socio-affettivo: un'educazione che determini cambiamenti di comportamento e opportunità per le generazioni future.




I primi passi...in un campo

IL C.C.O.R. fu fondato nel 1996 in Pelourinho, centro storico di Salvador, operando nelle comunità più carenti della zona.
Il caso fu il grande responsabile dell'espansione dell'associazione verso il Calabetao, oltre al fatto che in quel momento vi erano difficoltà economiche per portare tre volte a settimana venticinque bambini e adolescenti di varie parti della città verso il centro storico. Siccome la maggioranza degli alunni proveniva dal Calabetao e si era registrato in questo quartiere un particolare interesse verso l'Oficina Reciclavel, si cominciarono a realizzare lì i laboratori, una volta a settimana, in un campo, mentre la merenda si organizzava presso la casa di uno degli alunni che ancora oggi fa parte del gruppo.


da un campo... a una casa... la Sede del C.C.O.R

Fin al 2002 gli incontri rimasero saltuari, limitati dalla mancanza di uno spazio fisso. A partire dal dicembre 2002 l’Oficina Reciclavel ha finalmente una sua sede in una casa che è stato possibile acquistare grazie alle donazioni giunte dall'Italia ed in particolare quella di un benefattore che ha sempre voluto rimanere anonimo agli occhi altrui. Questa struttura necessita ancora di riparazioni ma oggi vengono realizzate lezioni di artigianato, teatro, rinforzo scolastico, italiano, taglio e cucito, educazione alimentare, danza, musica, oltre che dibattiti a tema e riunioni.


La sede del CCOR nel 2003 e le sue metamorfosi:



L'interno della sede oggi:


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