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Valtercio e Marika: 2001... l'incontro


Nel 2001 l'incontro con Marika, italiana di Gradisca d'Isonzo (GO), giunta a Salvador per ricerche universitarie e un'esperienza di volontariato. Da qui inizia la collaborazione con Valtercio e i suoi ragazzi, che, negli anni, ha poi coinvolto tante persone in Italia. Questo ponte di solidarietà si è formalizzato con la costituzione dell’Associazione "I ragazzi di Val" che, attraverso attività di educazione allo sviluppo e raccolta fondi, nasce per sostenere la crescita dei piccoli brasiliani.


Io, sono Marika Quercia, gradiscana, con una storia da condividere, in semplicità, che si unisce a quella di chi, attraverso un viaggio, ha avuto l'opportunità di scoprire un mondo diverso, ricco di emozioni e di incontri, di sguardi e sorrisi.
Nel 2001 mi son recata per la prima volta a Salvador per scrivere la mia tesi di laurea (Dinamiche di socializzazione dei minori in condizione di povertà) e tra le diverse esperienze che un viaggio di questo tipo può donare, in un universo così ricco di umanità, sono venuta a conoscenza dell'Oficina Reciclavel e del suo responsabile Valtercio, un angelo-artista (così lo definisco) che dedicava interamente la sua vita a bambini e ragazzi carenti.
Al momento del nostro incontro, ho sentito subito l'energia della situazione e la sensazione che tutto ciò non fosse casuale. Durante quei tre mesi ho potuto conoscere la vita nelle cosiddette "favelas", immergermi nella semplicità della popolazione locale e seguire da vicino le attività.
 



E' difficile restare fermi quando qualcuno ti chiede aiuto e fiducia; quando vivi queste situazioni, le vedi con i tuoi occhi e le senti sulla pelle, si allontana quel senso di responsabilità che può indurre a tirarti indietro, a rinunciare ad intervenire perché il ruolo, a cui la vita ti chiama, ti sembra troppo oneroso e complesso.
Arrivando in Italia ho cominciato a parlare del Centro e coinvolgere amici e parenti nelle prime collette.
A causa delle difficoltà economiche mancavano spesso ad esempio risorse sia per i materiali che per il cibo, ma grazie ai primi aiuti, le attività a Salvador a quel tempo hanno potuto continuare.
Oramai sono alcuni anni che vivo in qualche modo da "pendolare", poiché questo progetto è divenuto parte fondamentale della mia vita, un po' un figlio acquisito, così come lo sono bimbi e ragazzi che oggi lo frequentano. Oggi, a distanza di molto tempo, posso testimoniare i grandi passi compiuti dall'associazione, che devo dire sono stati resi possibili dalla tenacia di Valtercio, ma, concretamente, grazie al contributo ed alla fiducia di quanti hanno creduto in noi.

 



L'anno 2006 per il Centro Cultural Oficina Reciclável resterà per sempre indimenticabile, un momento spiritualmente difficile, dovuto alla morte improvvisa di Valtercio. E' stato molto duro accettare la realtà, ma abbiamo dovuto reagire a questa grande perdita, con forza, fiducia, unione e immensa gratitudine per tutto quello che lui aveva saputo creare, con l’affetto e l'amore che sentiamo per i nostri alunni e scoprendo che le difficoltà sono delle prove per crescere e testare, davvero, il desiderio di ottenere un presente ed un futuro differenti per ciascuno e per il mondo che ci circonda.
E già stata donata ai ragazzi una quotidianità diversa, alimentando la loro voglia di impegnarsi per un obiettivo comune. Non possiamo dimenticarci che sono bambini ed adolescenti e che non è sempre così facile coinvolgerli in attività che possano farli crescere interiormente, perché anche la "strada", la noia, la violenza, spesso costituiscono per queste generazioni, e non solo, delle alternative molto più facili ed immediate. Tutti i giorni vi sono bambini e giovani "rapiti" da esempi negativi e violenti. L'emarginazione, la mancanza di una struttura familiare stabile, la violenza domestica, la discriminazione dovuta allo stigma di abitare in una favela (che è associata alla miseria, alla violenza, alla criminalità) ed una carente formazione scolastica, danno origine ad un'esclusione sociale grave, alla mancanza di autostima e ad un disequilibrio interiore spesso esacerbati tramite azioni che in se esprimono un desiderio di riconoscimento e valorizzazione come individui.
Vogliamo unirci a tutti coloro che stanno lottando per cambiare queste storie. I giovani hanno bisogno di possibilità, di modelli diversi, per poter credere ancora che la vita ha un valore immenso e che ciascuno ha una missione speciale da compiere.
Tanti ragazzi che hanno incontrato il Centro Cultural Oficina Reciclavel raccontano, con l'anima, dei propri cambiamenti interiori, dell'entusiasmo, dell'impegno necessario, della soddisfazione, della scoperta dei talenti nascosti, della speranza, della voglia di riuscire, del senso di gruppo, della vita.
 



Con la morte di Valtercio molti di loro temevano che il progetto potesse terminare o spegnersi, poiché lui rappresentava una forza creativa. Anche per questo sono partita immediatamente per il Brasile, per stare accanto a loro e mostrare che non avremmo mai lasciato che si spegnesse, e che c'era già una struttura organizzativa tale da poter continuare tutto come se lui fosse presente.
Per permettere che il "Sogno di Val" non si interrompesse, ad agosto del 2006, io ed altre persone a me vicine abbiamo creato l'Associazione "I ragazzi di Val", nata per ufficializzare e strutturare il ponte di solidarietà in realtà creatosi con molta spontaneità e semplicemente a partire dal mio ritorno da quel primo ed indimenticabile viaggio.
 




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